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	<title>Coffee Farm &#187; il Fatto quotidiano</title>
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		<title>..niente sconti, Marco Lillo..</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 11:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima o poi doveva succedere.. Oggi Marco Lillo ha fatto un pezzo (Napoli, De Magistris presenta il dream team della sua giunta) che sembra un panegirico della giunta scelta da De Magistris. Incuriosito vado a vedere e chi ci trovo? L&#8217;ormai famoso Col. Auricchio e il PM Narducci, cardini dell&#8217;inchiesta Calciopoli. Le parole che li accompagnano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima o poi doveva succedere..</p>
<p>Oggi Marco Lillo ha fatto un pezzo (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/napoli-de-magistris-presenta-il-dream-team-della-sua-giunta/118068/" target="_blank">Napoli, De Magistris presenta il dream team della sua giunta</a>) che sembra un panegirico della giunta scelta da De Magistris. Incuriosito vado a vedere e chi ci trovo? L&#8217;ormai famoso Col. Auricchio e il PM Narducci, cardini dell&#8217;inchiesta Calciopoli. Le parole che li accompagnano fanno pensare: &#8220;La Giunta di De Magistris è la prova che a Napoli è davvero cambiata la musica. Chi avrebbe mai detto pochi mesi fa che un colonnello dei Carabinieri come Attilio Auricchio, uno dei migliori investigatori italiani, sarebbe diventato capo di gabinetto del sindaco di Napoli? (&#8230;). O che il pm di Calciopoli e delle indagini su Nicola Cosentino, Giuseppe Narducci, sarebbe diventato (con il mal di pancia di Giorgio Napolitano) assessore alla sicurezza?&#8221;</p>
<p>Ora, affermare che Auricchio sia &#8220;uno dei migliori investigatori italiani&#8221; risulta un po&#8217; forte se solo si ricorda cosa disse in aula a Napoli (16 e 23 marzo 2010, che potete leggere <a href="http://www.coffeefarm.it/2010/03/25/calciopoli-il-controesame-del-col-auricchio/" target="_blank">qui</a>). Esaltare il PM Narducci pure sembra esercizio difficile, per quello che è emerso nel processo.</p>
<p><span id="more-1787"></span></p>
<p>E&#8217; vero: manca la sentenza, ma non si può che storcere il naso di fronte a tanta enfasi del buon Lillo, soprattutto una volta rilette le trascrizioni dell&#8217;udienza. Forse sarebbe bene non indossare le vesti del tifoso di De Magistris e continuare a fare &#8211; come ben avviene ne Il Fatto Quotidiano &#8211; quelli che cercano la verità dei fatti.</p>
<p>Va detto: questo è un invito anche per il giornalista che più mi piace sentire, ovvero Marco Travaglio. Già in passato aveva scritto con una certa sicurezza della bontà dell&#8217;impianto accusatorio ed io avevo voluto scrivergli una e-mail per invitarlo a verificare bene quello che stava emergendo a Napoli al processo. D&#8217;altronde, Beha &#8211; che mi pare scriva per Il Fatto.. &#8211; certo non lesina e lesinava critiche a questa buffonata di Calciopoli.</p>
<p>Naturalmente ho provveduto ad esortare Marco Lillo ad essere più attento nello spargere lodi che forse non sono tutte dovute: sia sul sito del giornale che su FB (dove  il mio commento alla notizia è stato postato per ben tre volte, visto che dopo le prime due &#8221;misteriosamente&#8221; scompariva dopo poco&#8230;..)</p>
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		<title>Fli-Fli..per ora solo parole..</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 12:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[berluska]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Volevo vedere se qualcuno di voi si è fatto qualche idea su Fli.. A me per ora sembra proprio che siano state fatte tante parole e poca, pochissima sostanza..Granata pare sia d&#8217;accordo con me.. Ma per sbloccare la discussione cosa c&#8217;è di meglio che una risata? Eccovi l&#8217;ultima vignetta di Disegni per il Misfatto de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo vedere se qualcuno di voi si è fatto qualche idea su Fli..</p>
<p>A me per ora sembra proprio che siano state fatte tante parole e poca, pochissima sostanza..Granata pare sia d&#8217;accordo con me..</p>
<p>Ma per sbloccare la discussione cosa c&#8217;è di meglio che una risata? Eccovi l&#8217;ultima vignetta di Disegni per il Misfatto de Il Fatto Quotidiano, pubblicata domenica scorsa..</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.coffeefarm.it/wp-content/uploads/2010/10/disegni24-10-10_piena.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1424" title="disegni24-10-10_piena" src="http://www.coffeefarm.it/wp-content/uploads/2010/10/disegni24-10-10_piena-1024x903.jpg" alt="" width="430" height="379" /></a></p>
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		<title>I principi fondamentali..</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 16:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[berluska]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Io stavo pensando da un po&#8217; che i principi fondamentali e fondanti dei vari partiti erano bellamente traditi. In particolare, pensando al partito (anti)-democratico, mi colpiva la lontananza da ciò che dovrebbe essere nei cuori di tutti quelli si riconoscono in certi valori. La realtà era ed è così lontana che non posso in alcun [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io stavo pensando da un po&#8217; che i principi fondamentali e fondanti dei vari partiti erano bellamente traditi.</p>
<p>In particolare, pensando al partito (anti)-democratico, mi colpiva la lontananza da ciò che dovrebbe essere nei cuori di tutti quelli si riconoscono in certi valori. La realtà era ed è così lontana che non posso in alcun modo pensare di votare &#8211; oggi, &#8220;ma anche&#8221; domani &#8211; il pdmenoelle.</p>
<p>Certo, vedendo nel lazio una incredibile affermazione del partitodelcomecazzomipare, seppur di strettissima misura, spacciato per &#8220;il trionfo di berlusconi&#8221;, mi veniva e mi viene da chiedere in che cosa credono quelli che lo votano, quali sono i principi che vedono rispettati nel predetto partito. Insomma, a parte un sano egoismo ed il principio &#8211; forte e sempre presente &#8211; del fotti il prossimo tuo come il precedente non riuscivo &#8211; e riesco &#8211; ad immaginarmi altro. Di sicuro la curiosità, insieme ad un certo disgusto, per chi vota pdl e per i suoi convincimenti ce l&#8217;ho.</p>
<p>Con mia grande gioia, il 15 aprile, il Fatto Quotidiano pubblicava un&#8217;intervista con Carofiglio, che mi ha donato un po&#8217; di speranza. Finalmente uno che si poneva in maniera distante dai soliti mezzi uomini di bersani, d&#8217;alema, fassino e compagnia bella. L&#8217;articolo mi è talmente piaciuto che ve lo pubblico qui di seguito.</p>
<p class="MsoNormal"><span>“DICONO POCO, DICONO MALE”</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Lo scrittore Carofiglio, senatore del Pd, invita il gruppo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>dirigente a individuare i valori e a raccontarli con metafore</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span><span id="more-1027"></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>di </span></strong><strong><span>Wanda Marra</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> <span>“I</span><span>l Pd usa un linguaggio asettico e freddo. C’è invece bisogno di trovare delle metafore che interpretino i valori profondi e che siano in grado di raccontare le trasformazioni che verranno. Un racconto del futuro, che smuova anche le emozioni”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gianrico Carofiglio, senatore barese del Pd, non a caso è uno scrittore molto letto e molto stimato dalla critica. Sa che il linguaggio e la capacità di comunicare sono essenziali, tanto più nel mondo politico contemporaneo. Martedì, durante l’incontro di Bersani con i 49 senatori guidati da Scanu, che avevano chiesto “un cambio di passo” (tanto per usare un’espressione abusata dai politici italiani), si è rivolto al segretario con un’affermazione netta e decisa: “Einstein diceva ‘non puoi dire di aver capito una cosa se non sei in grado di spiegarla a tua nonna’”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Senatore, una critica frontale la sua&#8230;</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Voglio invitare il nostro gruppo dirigente a uno sforzo di comprensione. Con parole semplici: che cos’è il Pd, qual è la sua costellazione di valori di riferimento, quali sono le sue metafore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Quali dovrebbero essere? </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Penso a un neo-illuminismo e dunque ai valori della Rivoluzione francese, su cui si basa la nostra civiltà. Libertà, uguaglianza e soprattutto fratellanza, che vuol dire solidarietà, nei confronti dei più deboli e soprattutto di quelli che verranno nel futuro. Già dare il nome giusto alle cose è un atto rivoluzionario, come diceva Rosa Luxemburg. Dovremmo essere in grado di spiegare agli umili e ai semplici perché dovrebbero votare per noi e non per esempio per la Lega.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Che cosa chiede dunque al gruppo dirigente del Pd?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi aspetto uno sforzo in più. E non sto parlando solo di uno sforzo sulla comunicazione, che è comunque molto difettosa. Si tratta di individuare un quadro di valori di riferimento, che vanno nominati uno per uno. Dobbiamo essere in grado di capire perché siamo qui e di raccontarlo in modo efficace. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Sta dicendo che si tratta anche di un problema di pensiero?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un problema di linguaggio è un problema di pensiero. Dobbiamo dire dove siamo e soprattutto dove vogliamo a n d a re .</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Ma si riferisce a qualcuno in particolare nel gruppo dirigente?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non voglio entrare nello specifico delle persone.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Per esempio, la risposta di Bersani alla proposta di Prodi era abbastanza incomprensibile. Che ne</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>pensa?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ho già detto che bisognerebbe fare uno sforzo in più per farsi capire e uscire dalle ambiguità, che a volte sono anche solo involontarie.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Come?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ci servono metafore, ci serve una lingua delle emozioni, con cui raccontare un futuro che vogliamo. La destra, per esempio, è bravissima ad usare metafore manipolative e false, ma coinvolgenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Un affabulatore riconosciuto è Vendola&#8230;</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui è uno capace di parlare per metafore e ha un racconto del futuro: in questo è più avanti di noi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>E Di Pietro?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>No, il suo è un altro modo di comunicare .</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Berlusconi?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come dicevo prima, è stato in grado di proporre delle metafore convincenti, per quanto taroccate.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>La Lega?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Fa un’operazione che parla a certi valori identitari e ad alcuni impulsi profondi. Fa un racconto del futuro che parla di porte chiuse, civiltà separate e di modernità negata. Esattamente il contrario di quello che dovremmo raccontare noi&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Veltroni è passato sempre per essere un grande comunicatore, tanto per rimanere nel Pd&#8230;</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non voglio parlare del passato: secondo me ci sono stati problemi di comunicazione anche in momenti precedenti della vita del partito.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Ma ci sono delle parole che vanno evitate?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non credo. Ci sono parole che vanno usate bene. Penso per esempio, alla parola libertà di cui il centrodestra si è impossessato, banalizzandola, svuotandola e usandola come una clava. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Come pensa che si potrebbe risolvere il problema del linguaggio del Pd, a livello politico?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>C’è bisogno di un dibattito in cui si prenda consapevolezza del problema. Il Pd è un partito che non è in grado di capire i bisogni delle persone e di dare nomi ai valori, toccando le corde profonde delle persone.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span>Ora mi viene da chiedervi cosa ne pensate, se avete mai ragionato in tale maniera e soprattutto cosa ne pensano quelli che votavano e votano (?) destra.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sarei curioso di sapere &#8211; anche se tra i frequentatori di questo blog credo siano assai pochi &#8211; chi vota il nano cosa ne pensa dei valori fondamentali che il loro partito ha e dice di avere (non è detto che ci sia coincidenza, soprattuto dopo ieri).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A proposito di ieri Fini sembra aver posto proprio una critica di questo tipo: gli elettori di destra cosa ne pensano?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E quell&#8217;essere triste di bersani, che appena il nano aveva accennato alle riforme, si era tutto eccitato e ringalluzzito, di fronte ad una forte presa di posizione di Fini, non crede che le aperture al momento &#8220;riformarolo&#8221; siano state un evidente autogol e che persino uno come Fini &#8211; che certo non è di sinistra &#8211; si sveglia e alza la voce contro le continue porcherie fatte alle spalle dei cittadini e della nostra COSTITUZIONE?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Aspettarsi che questi pagliacci dicano &#8211; come chiedeva Moretti &#8211; qualcosa di sinistra è tempo perso. E sia chiaro: non me ne frega assolutamente nulla che dicano qualcosa di &#8220;comunista&#8221;. Io voglio che dicano e facciano qualcosa che sia intriso ed emani i valori di uguaglianza e di inviolabilità della vita. Concetti laici, sia chiaro.</span></p>
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		<title>..a calci in culo a lavorare..!!!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 16:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Partito (Anti)Democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[..roba da non crederci.. Se non lo leggevo non ci avrei mai creduto. Invece il buon Travaglio su Il Fatto quotidiano è riuscito a sputtanarli un&#8217;altra volta.. Voi vi chiederete chi? Ma è ovvio, quelli del partito (anti)democratico. Credo che non ci siano più aggettivi, sostantivi per definirli. Potrei dilungarmi, ma credo che le parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>..roba da non crederci..<br />
Se non lo leggevo non ci avrei mai creduto.<br />
Invece il buon Travaglio su Il Fatto quotidiano è riuscito a sputtanarli un&#8217;altra volta..<br />
Voi vi chiederete chi?<br />
Ma è ovvio, quelli del partito (anti)democratico.<br />
Credo che non ci siano più aggettivi, sostantivi per definirli.</p>
<p>Potrei dilungarmi, ma credo che le parole di Travaglio siano certamente più chiare ed incisive di quelle che potrei trovare io.</p>
<h2><strong>Pd, l&#8217;inciucio colpisce ancora</strong></h2>
<h3>Il Pd manifesta in piazza contro il decreto salva-liste, riesce a farlo cadere in Parlamento, ma poi fa marcia indietro. E vota una legge che lo ripesca con Pdl e Lega. L&#8217;opposizione che si oppone dura meno di 24 ore.</h3>
<p>di Marco Travaglio</p>
<p>da il <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2473802&amp;title=2473802">blog</a> de Il Fatto quotidiano</p>
<p><span id="more-1009"></span><em>Siore e siori</em>, sempre più difficile! Pur di non opporsi, l’opposizione all’italiana chiamata <em>Pd</em> s’è prodotta ieri in un triplo salto mortale carpiato con avvitamento e scappellamento a destra, un numero mai riuscito né provato prima d&#8217;ora. Ricordate il decreto salva-liste che sanava<em> ex post </em>le illegalità nella presentazione delle liste<em>Pdl</em> a Milano e Roma? Bene, era illegale, incostituzionale e inutile. Illegale perché una legge del 1988 vieta i decreti in materia elettorale (onde evitare il rischio che si voti con una regola e poi, se il decreto non viene convertito in legge, quella regola decada dopo il voto e si debba tornare alle urne). Incostituzionale perché sanava solo le irregolarità di alcune liste e non di altre e perché cambiava le regole del gioco a partita iniziata. Inutile perché modificava per via parlamentare una legge regionale. Incuranti di questi dettagliucci, i presidenti del Consiglio e della Repubblica lo firmarono a piè fermo. Il <em>Pd </em>gridò allo scandalo (ma solo per la firma di <strong>Berlusconi</strong>: quella di <strong>Napolitano</strong> era ottima e abbondante), annunciò la fine del &#8220;dialogo sulle riforme&#8221;, portò la gente in piazza del Popolo a protestare contro l’atto eversivo.</p>
<p>Motivazione ufficiale, fremente di sdegno: &#8220;Se il governo indossa gli anfibi e scende in piazza con attacchi violenti contro le istituzioni, noi non restiamo certo in pantofole&#8221;. Qualcuno, chiedendo scusa alle signore, parlò financo di regime. Non contenti, due giorni fa i piddini organizzarono un’imboscata per affossare il decreto alla Camera, bocciandone la conversione in legge grazie alle consuete assenze nella maggioranza e alle inconsuete presenze nell’opposizione. Un miracolo mai accaduto prima: l’opposizione più stracciacula della storia dell’umanità riesce a mandar sotto il governo, senza sopperire con le proprie assenze – come invece era accaduto sulla mozione anti-Cosentino e sullo scudo fiscale – a quelle endemiche del centrodestra. Ma niente paura: l’illusione di un’opposizione che si oppone è durata l’<em>espace d’un matin</em>.</p>
<p>Ieri il <em>Pd</em>, sgomento per l’inatteso e involontario successo, s’è subito pentito. Ha riposto gli anfibi, ha recuperato le pantofole di peluche ed è tornato al suo passatempo preferito: l’inciucio. Tenetevi forte, perché la notizia è grandiosa: onde evitare di invalidare le elezioni regionali appena tenute in base al decreto ormai defunto, la maggioranza più comica della storia ha presentato in fretta e furia una leggina per salvare gli effetti del decreto medesimo, ribattezzata dai magliari di Palazzo Chigi &#8220;legge salva-effetti&#8221;, e sbrogliare il gran casino creato dal <strong>Banana</strong> con la partecipazione straordinaria di Napolitano.</p>
<p>Così il decreto, cacciato dalla porta, è rientrato dalla finestra in meno di 24 ore. A quel punto qualunque persona sana di mente avrebbe mantenuto le posizioni di partenza: la maggioranza pro-decreto avrebbe detto sì alla salva-effetti, l’opposizione anti-decreto avrebbe detto no. E infatti l’<em>Idv</em> ha detto no e perfino l’<em>Api</em> di Rutelli s’è astenuta. Indovinate come ha votato il<em> Pd</em>? A favore (a parte <strong>Furio Colombo </strong>e poche altre persone serie), a braccetto col <em>Pdl </em>e la Lega. Ne saranno felici le migliaia di persone che si erano fatte convincere a calzare gli anfibi e a scendere in piazza del Popolo contro &#8220;l’attacco violento alle istituzioni&#8221;.</p>
<p>Era tutto uno scherzo. Il<em> Pd </em>era contro il decreto, ma non contro i suoi effetti. Tant’è che ieri ha contribuito a ripescarli. Un voto del tutto inutile, vista la maggioranza bulgara Pdl-Lega, ma comunque indicativo dell’amorevole trepidazione con cui i diversamente concordi del <em>Pd </em>seguono le porcate del Banana. Lui li insulta e loro lo salvano anche se lui non vuole. Per questo sbaglia il capogruppo dell’<em>Idv</em> <strong>Massimo Donadi </strong>quando afferma che non si tratta comunque di inciucio &#8220;perché il Pd non ha avuto nulla in cambio&#8221;. Gli inciuci dei centrosinistri col Banana sono sempre a senso unico: lui ci guadagna, quelli ci perdono. E’ un <em>do ut des </em>senza <em>des</em>. Ma quelli continuano. Si divertono così.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Digiamolo&#8230;son bravi ragazzi..&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 15:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio così. Il Fatto Quotidiano ha dato oggi una notizia interessante: da un&#8217;indagine della DIA sta venendo fuori che la &#8216;ndrangheta in lombardia abbia appoggiato un tris di candidati delle liste Pdl: Ignazio La Russa, ministro della Difesa; Carlo Fidanza, consigliere comunale a Milano; e Licia Ronzulli, infermiera all’ospedale Galeazzi, imposta in lista da Silvio Berlusconi (era lei a smistare gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio così.</p>
<p>Il Fatto Quotidiano ha dato oggi una notizia interessante: da un&#8217;indagine della DIA sta venendo fuori che la &#8216;ndrangheta in lombardia abbia appoggiato un tris di candidati delle liste <em>Pdl</em>: <strong>Ignazio La Russa</strong>, ministro della Difesa; <strong>Carlo Fidanza</strong>, consigliere comunale a Milano; e <strong>Licia Ronzulli</strong>, infermiera all’ospedale <em>Galeazzi</em>, imposta in lista da <strong>Silvio Berlusconi </strong>(era lei a smistare gli ospiti e le ospiti alle feste di Villa Certosa).</p>
<p>Naturalmente difficile che Scodinzolin darà simili notizie e visto che credo sia da conoscere vi riporto l&#8217;<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2458647&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=19&amp;title=ndrangheta_votate_pdl">articolo di oggi</a>, presente sul sito www.antefatto.it, di Davide Milosa.</p>
<h2>&#8216;Ndrangheta: votate Pdl</h2>
<p><strong>Un&#8217;inchiesta rivela: alle Europee la &#8216;ndrangheta milanese ha puntato sul ministro. &#8220;Con lui siamo più forti degli altri&#8221;</strong></p>
<p><strong><br />
</strong><span id="more-933"></span><br />
di <em>Davide Milosa</em></p>
<p>&#8220;Tu devi votare Ignazio e <strong>Fidanz</strong>a. Non facciamo cagate, quello sarà il nostro futuro!&#8221;. È il 31 maggio 2009. Alle elezioni mancano pochi giorni. A Milano si vota, oltre che per le Europee, per le Provinciali.<strong> Michele Iannuzzi </strong>parla chiaro. È consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio, paesone alle porte di Milano, ma la sua attività principale, si scoprirà, è quella di procacciatore d’affari per la<em>Kreiamo</em> Spa: una società ritenuta il braccio finanziario della ’ndrangheta. Per questo è stato arrestato, il 22 febbraio scorso. Nella primavera del 2009, però, Iannuzzi è ancora un uomo libero e molto indaffarato a tessere trame politiche per far eleggere al Parlamento europeo un tris di candidati delle liste <em>Pdl</em>: <strong>Ignazio La Russa</strong>, ministro della Difesa; <strong>Carlo Fidanza</strong>, consigliere comunale a Milano; e<strong>Licia Ronzulli</strong>, infermiera all’ospedale <em>Galeazzi</em>, imposta in lista da <strong>Silvio Berlusconi </strong>(era lei a smistare gli ospiti e le ospiti alle feste di Villa Certosa).La vicenda emerge dall’inchiesta &#8220;Parco sud&#8221; condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che in due anni d’indagine ha scoperto una<em> lobby </em>politica in odore di mafia. Il tutto ricostruito minuziosamente nelle informative della Direzione investigativa antimafia. Nella primavera del 2009, il telefono di Iannuzzi è molto caldo. Il politico-faccendiere parla con gli uomini della <em>Kreiamo</em> e in particolare con l’immobiliarista <strong>Alfredo Iorio</strong>, oggi anch’egli in carcere per corruzione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso. I due hanno un progetto: condividono &#8220;l’aspirazione di eleggere un proprio consigliere provinciale&#8221;. Per arrivare all’obiettivo, sostengono il candidato del <em>Pdl </em><strong>Guido Podestà</strong>, che poi diventerà presidente della Provincia. E sono in contatto diretto con un uomo di Podestà, <strong>Stefano Maullu</strong>, l’assessore regionale alla Protezione civile che si sente il Bertolaso del nord. &#8220;Loro&#8221;, dice Iannuzzi a Iorio, &#8220;ci vogliono dare la delega per aprire i comitati per il presidente della Provincia&#8221;. Ne parlano anche con <strong>Andrea Pasini</strong>, un consigliere comunale Pdl in stretti rapporti con il giovane <em>boss </em>latitante<strong>Domenico Papalia</strong>, a cui inviava <em>sms</em>; e con <strong>Marco Osnato</strong>, consigliere al comune di Milano, ma soprattutto cognato di <strong>La Russa</strong>. Il gruppo dunque si dà da fare per mettere in lista un proprio candidato. La cosa si può fare. Anzi si deve fare: “Perché”, spiega Iannuzzi a Iorio, “possiamo fare quel salto di qualità in determinate cose”. Tanto più che, anche “se sei uno dei primi non eletti, ma gli fai vedere che quel collegio ha migliorato comunque, dopo, come fanno di solito, ti accontentano”. Il candidato sostenuto dalla ’Ndrangheta dovrebbe essere Andrea Iorio, fratello di Alfredo. Ma rifiuta. Tentano di imporre un altro nome, ma non ci riescono. Il parere negativo , scrive la Dia di Milano, viene annunciato ad Alfredo Iorio da <strong>Fabio Altitonante</strong>, oggi assessore provinciale e allora consigliere al comune di Milano, molto vicino a Maullu e al gruppo legato alla ’ndrangheta: “Decisione presa a livello di coordinamento nazionale”, si giustifica Altitonante.</p>
<p>Una decisione che non piace a quelli della<em> Kreiamo </em>e ai loro soci occulti, che preparano comunque una strategia alternativa: se non avranno un loro uomo da votare, mostreranno tutto il loro peso sostenendo alcuni candidati già in lista. Iannuzzi ne parla direttamente con Maullu: &#8220;Senti Stefano, io ho perso una battaglia. Poi tu che mi vuoi spiegare come è andata: non me ne fotte un cazzo&#8221;. Ma intanto ecco la nuova carta giocata dal gruppo Iorio: &#8220;Sto organizzando, porteremo cinquecento persone, perché qua c’è un altro acquirente molto più importante: verranno Ignazio e <strong>Romano La Russa</strong>&#8220;. E Iannuzzi si mette al lavoro: &#8220;Chiamo dieci capi bastone perché alla gente bisogna dargli un’opportunità&#8221;. Intercettazione dopo intercettazione, il progetto si svela completamente. Il gruppo cerca di guadagnare crediti politici impegnandosi per La Russa, ma anche per la candidata più spinta da Berlusconi. Michele Iannuzzi spedisce infatti un suo uomo all’incontro elettorale con Licia Ronzulli. &#8220;Tu fatti vedere attorno alle 12 e vedi di portarti tre o quattro <em>pistola</em>&#8220;.</p>
<p>Il 6 giugno 2009, a seggi aperti, &#8220;Alfredo Iorio pare essersi confermato alla nuova linea dettata da Iannuzzi in relazione alle Europee&#8221;, scrivono gli investigatori della Dia. Eccolo, l’immobiliarista della <em>Kreiamo</em>, chiedere al telefono &#8220;conferma su come si scrive Ronzulli&#8221;. Dopodiché fa sapere a Iannuzzi: “Io sto facendo votare La Russa, Ronzulli, Fidanza”. Poi Iorio si rivolge a un certo Pasquale: &#8220;In Piemonte cosa hai fatto votare?&#8221;. Chiara la risposta: “La Russa, Fidanza e Ronzulli&#8221;. Quindi Iorio si rivolge a Iannuzzi: &#8220;Diglielo a Osnato&#8221;. Decisa la risposta del consigliere Pdl: &#8220;Quando vado a trovarlo, prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. Poi con la lista della spesa andiamo da lui&#8221;.</p>
<p>L’avvicinamento politico a Ignazio La Russa da parte del comitato affaristico-mafioso messo in piedi da Alfredo Iorio era iniziato già nell’aprile del 2009, quando il ministro della Difesa aveva partecipato a una manifestazione politica a Trezzano sul Naviglio. È presente anche l’assessore regionale <strong>Pier Gianni Prosperini</strong>, che ha pagato una parte della campagna elettorale del ministro (oggi è in carcere per corruzione ed è indagato anche per traffico d’armi con l’Eritrea). Ma in prima fila ci sono loro, quelli della <em>lobby </em>dei calabresi: Alfredo Iorio e <strong>Andrea Madaffari</strong>, vicepresidente della Kreiamo, in contatto diretto con il presunto boss della ’ndrangheta<strong> Salvatore Barbaro </strong>(anche Madaffari sarà arrestato, il 3 novembre). Al termine del comizio, Iorio parla al telefono con Pasini. Annota la Dia di Milano: &#8220;Pasini riferisce che il ministro è rimasto soddisfatto in quanto “ha visto della bella gente&#8221;. Poi Pasini prospetta a Iorio una cena alla quale invitare lo stesso La Russa. È soddisfatto: &#8220;Alfrè, parliamoci chiaro, chi cazzo è che è attaccato a un ministro così&#8230;Per cui noi siamo più forti degli altri, mille volte!&#8221;.</p>
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		<title>Non c&#8217;è proprio nulla da ridere&#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berluska]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo tread ce lo avevo in mente da un po&#8217;..di quelli &#8220;per non dimenticare&#8220;.. Questo tread &#8211; mi dicevo &#8211; devo scriverlo per ogni volta che qualcuno (di orientamento destrorso o &#8220;agnostico&#8221;) mette su un sorriso quando si parlava del nano.. Il titolo deriva da tutte quelle situazioni in cui ho pensato &#8220;non c&#8217;è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo tread ce lo avevo in mente da un po&#8217;..di quelli &#8220;<strong>per non dimenticare</strong>&#8220;..<br />
Questo tread &#8211; mi dicevo &#8211; devo scriverlo per ogni volta che qualcuno (di orientamento destrorso o &#8220;agnostico&#8221;) mette su un sorriso quando si parlava del nano..<br />
Il titolo deriva da tutte quelle situazioni in cui ho pensato &#8220;non c&#8217;è un cazzo da ridere&#8230;&#8221;</p>
<p>Poi l&#8217;altro giorno Travaglio mi ha dato una mano..e che mano.<br />
Tutte le leggi ad personam che il nano ha emanato: non sono poche..</p>
<p>Da il Fatto Quotidiano del 13 marzo 2010</p>
<p><strong>37 porcate ad personam </strong>di Marco Travaglio</p>
<p><span id="more-917"></span></p>
<p>Con il cosiddetto “legittimo impedimento” sale a 37 il numero dei provvedimenti ad personam varati dal 1994, cioè dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, contando soltanto quelli di cui si sono giovati personalmente il premier o una delle sue aziende.<br />
<strong> 1. Decreto Biondi (1994)</strong>. Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.<br />
<strong> 2. Legge Tremonti (1994)</strong>. Il decreto n. 357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.<br />
<strong> 3. Legge Maccanico (1997)</strong>. In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.<br />
<strong> 4. D’Alema salva-Rete4 (1999)</strong>. La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.<br />
<strong> 5. Gip-Gup (1999)</strong>. Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossato, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999. Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).<br />
<strong> 6. Rogatorie (2001)</strong>. Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti &amp; C. Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità, o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.<br />
<strong> 7. Falso in bilancio (2002)</strong>. Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.<br />
<strong> 8. Mandato di cattura europeo (2001)</strong>. Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione. Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.<br />
<strong> 9. Il governo sposta il giudice (2001)</strong>. Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.<br />
<strong> 10. Cirami (2002)</strong>. I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace.  E’ la legge Cirami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.<br />
<strong> 11. Lodo Maccanico-Schifani (2003)</strong>. Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.<br />
<strong> 12. Ex Cirielli (2005)</strong>. Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).<br />
<strong> 13. Condono fiscale (2002)</strong>. La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.<br />
<strong> 14. Condono per i coimputati (2003)</strong>. Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.<br />
<strong> 15. Pecorella (2006)</strong>. Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.<br />
<strong> 16. Frattini (2002)</strong>. Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier: deve lasciare la presidenza del Milan<br />
<strong> 17. Gasparri-1(2003)</strong>. In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorché priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.<br />
<strong> 18. Berlusconi salva-Rete4 (2003)</strong>. Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.<br />
<strong> 19. Gasparri-2 (2004)</strong>. La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.<br />
<strong> 20. Decoder di Stato (2004)</strong>. Per gonfiare l’area del digitale, la Finanziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).<br />
<strong> 21. Salva-decoder (2003)</strong>. Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tessere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.<br />
<strong> 22. Salva-Milan (2002)</strong>. Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, di ammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.<br />
<strong> 23. Salva-diritti tv (2006)</strong>. Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo”, a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.<br />
<strong> 24. Tassa di successione (2001)</strong>. Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.<br />
<strong> 25. Autoriduzione fiscale (2004)</strong>. Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.<br />
<strong> 26. Plusvalenze esentasse (2003)</strong>. Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.<br />
<strong> 27. Villa abusiva con condono (2004)</strong>. Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (secretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone protette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.<br />
<strong> 28. Ad Mediolanum (2005)</strong>. Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.<br />
<strong> 29. Ad Mondadori-1 (2005)</strong>. Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.<br />
<strong> 30. Ad Mondadori-2 (2005)</strong>. L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Mondadori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.<br />
<strong> 31. Indulto (2006)</strong>. Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.<br />
<strong> 32. Lodo Alfano (2008)</strong>. Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.<br />
<strong> 33. Più Iva per Sky (2008)</strong>. Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.<br />
<strong> 34. Meno spot per Sky (2009)</strong>. Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.<br />
<strong> 35. Più azioni proprie (2009)</strong>. La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.<br />
<strong> 36. Ad listam (2010)</strong>. Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.<br />
<strong> 37. Illegittimo impedimento (2010)</strong>. Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.<br />
(12 marzo 2010)</p>
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		<title>Quo usque tandem, Berlusconi, abutere patientia nostra?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 11:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
				<category><![CDATA[Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[berluska]]></category>
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		<description><![CDATA[In effetti di pazienza non ce ne è più da un pezzo, ma la citazione mi sembra più che calzante, visti i riferimenti storici di allora e di ora. Ormai siamo allo schifo più totale. Risulta persino difficile per me riuscire a stare dietro a quante e quante schifezze riesce a fare lo psiconano: ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti di pazienza non ce ne è più da un pezzo, ma la citazione mi sembra più che calzante, visti i riferimenti storici di allora e di ora.</p>
<p>Ormai siamo allo schifo più totale.</p>
<p>Risulta persino difficile per me riuscire a stare dietro a quante e quante schifezze riesce a fare lo psiconano: ormai è un fiorire continuo di notizie, sparate, minacce, decreti e intercettazioni che si susseguono incessanti ogni giorno.</p>
<p>Per fortuna in tutto questo scenario, tra tg che distorcono la realtà (vai scodinzolin, vai&#8230;) e giornali spegni-incendi in evidente difficoltà di equilibrismo (ogni riferimento al pompiere della sera è assolutamente voluto..) c&#8217;è un giornale libero, cui ora tutti fanno riferimento (nessuno ha la notizia, pare..la conoscono solo dalle pagine de Il Fatto..).</p>
<p><span id="more-908"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-909" title="berlu-minzo" src="http://www.coffeefarm.it/wp-content/uploads/2010/03/berlu-minzo-300x148.jpg" alt="berlu-minzo" width="300" height="148" /></p>
<p>b. e scodinzolin (foto Guardarchivio, tratta da l&#8217;Antefatto)</p>
<p>L&#8217;ultima vicenda, relativa allo psiconano, scondinzolin, innocenti (solo di cognome..per il commissario dell&#8217;AGCOM possiamo parlare di una ripetuta condotta, visto che già in passato era stato beccato alla cornetta..), masi, risulta l&#8217;ennesimo insulto agli italiani.</p>
<p>Mi chiedo: sarà finalmente sufficiente? O troveremo ancora quello che arriva a negare il comportamento dello psiconano?</p>
<p>Ora i berluscones (sappiamo che ci sono, anche se in questi momenti gli risulta difficile proferire verbo..) preferiscono glissare, far finta di nulla..tutto è stato mal capito..si trattava di comunicazioni innocenti.</p>
<p>E invece andiamo a vedere cosa sta uscendo fuori.</p>
<p>da Il Fatto Quotidiano</p>
<p><strong><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2454542&amp;title=2454542">Così Berlusconi ordinò: &#8220;Chiudete Annozero&#8221;</a></strong></p>
<p><strong>Silvio Berlusconi</strong> voleva &#8220;chiudere&#8221; <em>Annozero</em>. Un membro dell&#8217;<em>Agcom</em> – dopo aver parlato con il <em>premier</em> &#8211; sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 <strong>Augusto Minzolini </strong>– al telefono con il capo del governo – annunciava d&#8217;aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell&#8217;<em>Agcom</em> <strong>Giancarlo Innocenzi</strong>: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani &#8211; per quanto risulta a <em>Il Fatto Quotidiano </em>– risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un&#8217;inchiesta partita da lontano. L&#8217;indagine .- condotta dal pm <strong>Michele Ruggiero </strong>– in origine riguardava alcune carte di credito della<em>American Express</em>. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d&#8217;usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai <strong>Mauro Masi </strong>(che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l&#8217;<em>Agcom</em>. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate<em>American Express </em>e, secondo l&#8217;ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d&#8217;interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.</p>
<p>Fino a quando una traccia lo porta su un&#8217;altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all&#8217;interno dell&#8217;<em>Agcom</em>, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull&#8217;argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s&#8217;intrecciano. I sospetti crescono. L&#8217;inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito <em>revolving</em>, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull&#8217;Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull&#8217;<em>Agcom</em>. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del <em>premier</em>: il cavaliere non ne può più. Vuole che <em>Annozero</em> e altri “pollai” &#8211; come pubblicamente li chiama lui &#8211; siano chiusi. E l&#8217;<em>Agcom</em> deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi &#8211; che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione &#8211; parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.</p>
<p>I ruoli si capovolgono: è l&#8217;<em>Agcom</em> che cerca qualcuno disposto a firmare l&#8217;esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all&#8217;avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell&#8217;<em>Agcom</em> (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di <em>Repubblica</em>, <strong>Ezio Mauro</strong>, a <em>Parla con me</em>: <strong>Serena Dandini</strong>, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di <em>Repubblica</em>,<strong> Eugenio Scalfari</strong>. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l&#8217;hanno attaccato. Chiede se &#8211; e come &#8211; l&#8217;<em>Agcom</em> possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l&#8217;intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.</p>
<p>Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell&#8217;Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l&#8217;Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l&#8217;Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di <em>Annozero</em>. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai <strong>Mauro Masi</strong>, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.</p>
<p>Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all&#8217;avvocato inglese <strong>Mills</strong>, all&#8217;epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di <strong>Spatuzza</strong>, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.</p>
<p>Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong>. Tutt&#8217;altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.</p>
<p>Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di <em>Mediaset,</em> parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un&#8217;impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell&#8217;Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di <em>Annozero</em>, <em>Ballarò</em>, <em>Porta a porta </em>e <em>Ultima parola </em>proprio per mano della <em>par condicio Rai</em>, nell&#8217;intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un&#8217;indagine.</p>
<p>La notizia più interessante, però, è un&#8217;altra: <strong>il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d&#8217;interesse del</strong><em><strong>premier</strong></em><strong> Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d&#8217;indagine &#8211; è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile</strong>.</p>
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		<title>Il fatto quotidiano</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 13:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito Dagospia Da &#8220;Panorama&#8221; in edicola domani C&#8217;è un fatto: &#8220;Il Fatto&#8221;. È un nuovo quotidiano che dopo un rodaggio sul web come &#8220;Antefatto&#8221; arriverà in edicola il 22 settembre. A dirigerlo sarà Antonio Padellaro, firma storica dell&#8217;Espresso nonché ex direttore dell&#8217;Unità nella stagione delle grandi firme, quelle di Maurizio Chierici, Marco Travaglio, Sandra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal sito Dagospia</strong></p>
<p>Da &#8220;Panorama&#8221; in edicola domani</p>
<p>C&#8217;è un fatto: &#8220;Il Fatto&#8221;. È un nuovo quotidiano che dopo un rodaggio sul web come &#8220;Antefatto&#8221; arriverà in edicola il 22 settembre. A dirigerlo sarà Antonio Padellaro, firma storica dell&#8217;Espresso nonché ex direttore dell&#8217;Unità nella stagione delle grandi firme, quelle di Maurizio Chierici, Marco Travaglio, Sandra Amurri e, ovviamente, Furio Colombo.</p>
<p>Ad arricchire il nuovo giornale, di 14 pagine a colori, non ci sarà solo tutto quel parterre giubilato dall&#8217;&#8221;Unità&#8221; da Concita De Gregorio. &#8220;Il Fatto quotidiano&#8221;, che riprende il titolo della storica trasmissione tv di Enzo Biagi, radunerà infatti nelle sue pagine tutta la nuova voga dipietrista, grillista (nel senso di Beppe) e giustizialista. Con Padellaro ci saranno Oliviero Beha, Gianni Barbacetto, Pancho Pardi, Bruno Tinti, Paolo Flores d&#8217;Arcais (direttore di &#8220;Micromega&#8221;).</p>
<p>Un sondaggio commissionato dalla società editrice Chiarelettere (la sigla che pubblica la fortunata serie di instant book di Marco Travaglio e anche il Vaticano spa dell&#8217;inviato di Panorama Gianluigi Nuzzi) ha confortato la squadra dei giornalisti impegnati nel varo del nuovo giornale aggiudicando al &#8220;Fatto&#8221; un bacino iniziale di oltre 40 mila lettori con una base di 10 mila abbonati. Il che non è poco.</p>
<p><a href="http://www.antefatto.it/presentazione">http://www.antefatto.it/presentazione</a></p>
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		<title>8 LUGLIO &#8211; Notte Bianca NO Bavaglio &#8211; Circolo Alpheus a Roma Ostiense ore 21</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 10:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>killnut</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più. Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”. Per questo il Fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.</strong></p>
<p>Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.</p>
<p>Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.</p>
<p><strong>l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21</strong> in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale -<strong> il Fatto quotidiano</strong> -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense</p>
<p><strong>Ci troveremo tutti insieme per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.</strong></p>
<p>Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.</p>
<p>Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.</p>
<p>I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.</p>
<p>Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.<br />
Più siamo, più il bavaglio si allontana.</p>
<p>Antonio Padellaro e Marco Travaglio</p>
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